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Giampiero Cane

Facciamo che eravamo negri

Fuori Catalogo - 1 sola copia

Editrice CLUEB, Bologna
Facciamo che eravamo negri. Il jazz e il suo blackground

Poco convinto dell’universalità dei linguaggi, volendo dare a Cesare quel che gli spetta, l’Autore mette in evidenza fin dal titolo il ruolo che all’interno della vita del jazz viene giocato dall’imitazione (il rinvio al mito).

Facciamo che eravamo negri”: come dire, in altre parole, che quanto esiste di determinante per tracciare la vicenda del jazz dalle origini fino a oggi (o ieri?) si deve all’arte dei musicisti nordamericani.
Adorati, imitati, respinti, ridotti al “jazz” dall’invenzione della formula “musica creativa”, i musicisti neri hanno sempre ribadito nei fatti la loro originalità creativa in questo territorio musicale, senza sentire il bisogno di assumere posizioni contro il passato della musica stessa, di porsi avanguardisticamente nei confronti del suo status. Il passato, le radici, così come quel che è nato e vissuto nel trascorrere delle cose sono ancora tutt’oggi presenti irrinunciabilmente nell’arte di questo o di quel musicista.

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